Biografia

autoritratto Alessandro Passarino

Alessandro ha talento ma è un foglio bianco per cui vive gli anni 70 assorbendo quell’aria  post-sessantottina in una Torino ricca di stimoli culturali, subito viene attratto dalla classicità, influenzato da quel realismo magico di casoriana memoria che ancora aleggiava in accademia attraverso gli insegnamenti dei suoi professori. In seguito il suo lavoro di scenografo lo porterà a confrontarsi con personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura, sperimentando materiali e tecniche con competenze accumulate in quaranta anni. In questo periodo studia attentamente i pittori classici, Tiziano, Giorgione, Caravaggio, Ingres senza dimenticare gli impressionisti e arriva a mettere a punto il suo stile pittorico. La sua pittura non è iperrealista ma cerca di restituire la percezione del reale, non vuole imitare la fotografia infatti il tessuto pittorico è visibile all’ occhio, le pennellate di colore rendono vibranti i colpi di luce che determinano le forme e la materia. I suoi soggetti primari sono i fiori, perché le sue radici culturali sono legate alla natura, alla terra. Egli abita in campagna attorniato da un giardino disseminato da centinaia di rose che ha collezionato negli anni e che sono le sue modelle. I suoi quadri come degli ikebana sintetizzano l’immagine del paesaggio dove un vaso di vetro diventa uno specchio d’acqua che può riflettere il mondo circostante, dove l’immagine si frantuma o si sdoppia, i fiori diventano alberi, una scultura di giada diventa una statua evocando la struttura di un giardino fantastico. Tutto è dominato dalla luce, che sia quella diretta del sole, o quella artificiale in studio, essa è la vera protagonista.