Recensioni e Critiche

Il fiore che celebra la vita
Una rosa, una peonia o un altro fiore eseguito dalla mano talentuosa di Alessandro Passarino, si rivela nella sua realtà poetica, e come icona di una religiosità immanente. Il recipiente in vetro è contenitore d’acqua dalla serena e naturale trasparenza, dove i gambi verdi dialogano fra loro su un sottofondo di adagio musicale.
La cultura pittorica di Alessandro Passarino proviene dagli insegnamenti dell’Accademia Albertina di Torino. Da questi preziosi apprendimenti si è fatto sedurre, e quindi, con l’indispensabile architettura preparatoria del suo disegno a matita, con i suoi suadenti e delicati passaggi cromatici, oggi è lui a sedurre l’osservatore. In un gioco magistrale di contrappunti, il biancore atonale è il primo atto del formarsi luminoso e sensuale del rosso o del viola o del giallo. La sua sapienza dona ricchezza e sostanza all’interpretazione ispirata delle arcane forme di Madre Natura.
Alessandro Passarino ha respirato in Accademia l’aria e la lezione di Felice Casorati, uno fra i più importanti maestri del ‘900 storico, e pittore del silenzio. Inoltre, indirettamente, parte della sua ispirazione rimanda alla poetica di Giorgio Morandi, che era maestro austero, meditativo e solitario, vivendo e lavorando poveramente in una stanza augusta, come un monaco. Morandi dipingeva solo nature morte, soprattutto bottiglie di inusitata corposità, rappresentando il silenzio metafisico tramite leggere variazioni cromatiche di diffusa malinconia.
Direi quindi, che Alessandro Passarino ci restituisce oggi il controcanto del tocco delicato di Morandi, dell’eleganza di Casorati e dei loro silenzi arcani. Le stesure precise e le vaghezze cromatiche dei suoi fiori, accompagnate ed esaltate dalle trasparenze luminescenti dell’acqua e del vetro, rappresentano un procedere espressivo che è specchio rivelatore della Bellezza. E ancora, e soprattutto, un soliloquio meditativo sulle armonie che la Natura e la Vita hanno composto per nutrire le nostre emozioni.
Paolo Levi
Delicatezza e Armonia
La ricerca artistica di Alessandro Passarino si caratterizza per un’osservazione attenta degli elementi effimeri presenti nella realtà e una conseguente restituzione pittorica degli stessi.
I fiori e la luce sono i protagonisti indiscussi dei suoi lavori, la cui rappresentazione presenta dei rimandi alle Nature morte della Pittura fiamminga del Quattrocento. L’indagine sulla natura e sulle sue componenti è una tematica ricorrente anche nella Storia dell’Arte contemporanea: l’Impressionismo, Il Divisionismo, il Puntinismo, sono solo alcuni esempi dei movimenti artistici che hanno come oggetto di studio la natura e le sue componenti. Lo sguardo di Passarino nei confronti dei suoi soggetti è influenzato da quello di Claude Monet. Dal pittore impressionista, egli eredita la capacità di vedere al di là del semplice guardare, la delicatezza e l’armonia insita nei fiori, nella frutta e negli oggetti che compongono le sue Nature morte. Infatti, così come era solito fare Monet nella sua villa di Giverny, Passarino si confronta con la rappresentazione di elementi floreali nella sua casa di campagna dove osserva le rose presenti nel suo giardino, le studia cercando di restituire la percezione del reale attraverso la pittura. Un altro riferimento che si può riscontrare nelle opere del pittore è quello dell’Ikebana: una pratica artistica giapponese che si è diffusa a partire dal VI secolo in cui i fiori recisi vengono disposti secondo precise regole. Le composizioni dell’artista sembrano avere uno studio preciso delle distanze e della disposizione degli oggetti che occupano lo spazio. Questa attenzione per la disposizione nella scena da raffigurare è probabilmente influenzata dalla parallela attività scenografo esercitata dell’artista. Dal punto di vista stilistico, l’olio su tela è la tecnica maggiormente utilizzata. I colori scelti producono dei contrasti visivi decisi. È ricorrente l’utilizzo di sfondi monocromi grigi sul quale si scagliano soggetti realizzati con cromatismi vivi e nitidi il cui studio appare meticoloso e dettagliato. Nella composizione artistica emerge una precisa rappresentazione del dato reale, la scena è quasi fotografica ma non iperrealistica. Passarino focalizza la sua attenzione sul riflesso: le trasparenze dei contenitori diventano una sorta di superfici specchianti dell’ambiente circostante. La luce assume qui un’importanza notevole, è l’elemento che conferisce maggiore realismo ai suoi soggetti. Gli oggetti presenti nelle sue opere appaiono tangibili, materiali, afferrabili. L’artista utilizza il chiaroscuro in modo da far percepire in chi osserva le sue tele, la fragilità delle componenti fitomorfe, le pieghe dei tessuti e la consistenza dell’acqua. Luce, realtà e armonia dialogano tra loro dando forma ad una dimensione atemporale, silenziosa e misteriosa della realtà in cui lo scorrere del tempo sembra essere sospeso.
Margaret Sgarra
Alessandro Passarino ha, come è noto, una grande talento interdisciplinare. Riesce a esprimere raffinatezza in ogni suo costrutto, che affronta secondo le esigenze della committenza che glielo richiede. La sua operatività spazia dalla scenografia, alla scultura ed alla pittura, mostrando in ogni contesto esecutivo come la bellezza ed armonia siano gli imprescindibili canoni del suo linguaggio espressivo. Il disegno nel suo caso, è sempre opera chiusa e conclusa, e all’osservatore non deve interessare se si tratta o meno del progetto per un dipinto in fieri. Perché ogni sua esecuzione su carta è simile a un concerto da camera, eseguito con un unico strumento perfettamente intonato.
Alessandro Passarino è pittore figurativo assai talentuoso e di meticolosa esecutività che attualmente gode di grande successo della Bellezza assoluta. La sua arcana idealità è evocata dal senso di purezza che comunicano sia i suoi fiori, sia la trasparenza cristallina dei loro contenitori. Le sue composizioni sono di una bellezza tattile, capaci di rivelare la morbidezza di un petalo, la fragranza di una corolla, il suono gentile del vetro quando lo si tocca con la punta delle dita.
Paolo Levi
Un vero e proprio pittore della luce, Alessandro Passarino, un vero e proprio interprete dei colori e delle loro infinite trasformazioni. Nei suoi dipinti non vi è soltanto un chiaro intento iperrealista, ma vi è più che altro la sincera voglia di restituire all’astante delle immagini autentiche, la cui purezza si basi su un forte realismo immaginifico, motivo di tale intenso realismo. La delicatezza del suo tratto pittorico è incredibile ed ogni elemento sembra non avere peso nei suoi dipinti, sembra fluttuare in quella luce che si irradia ovunque. Dai ritratti, che ricordano la tradizione liberty nell’iconografia e nella forte componente decorativa che accompagna il nudo, alle nature morte dove quasi sempre sono i fiori ad essere protagonista, Alessandro Passarino ripercorre secoli di arte attingendo da fonti diverse e riuscendo a trarre il meglio da ognuna di esse, elaborando infine, il suo stile personale.
La ricerca che conduce si affina sempre di più infatti, fino al momento in cui le sue idee e le emozioni che ne scaturiscono, trovano la loro corretta traduzione in immagine diventando poi una sua opera. Romantico nelle strutture cromatiche, illumina i suoi dipinti di una luce fresca, che lascia immaginare lievi brezze soffiare e spandere profumo d’estate e di fiori tutt’intorno.
Sandro Serradifalco
Le sue opere rispecchiano il gusto per la tradizione, l’artista infatti non si allontana mai dal linguaggio figurativo e lo fa con grande naturalezza, emotività e suggestione. Una grandiosità espressiva e tonale supportata da una naturale propensione al bello sia estetico che morale. Un talento che pone in evidenza un atteggiamento riflessivo, dove si coglie, senza esitazioni, la dimensione interiore dell’artista, che coinvolge emotivamente l’osservatore.
Paolo Levi
Bellezza Tattile
Passarino si contraddistingue per l’uso magistrale del colore e delle sfumature, andando a creare delle composizioni vivide e volumetriche. Riprende le modalità del Realismo Magico, tra i cui maestri si annoverano il tedesco Christian Schad e il veneto Cagnaccio di San Pietro. Il Realismo Magico ha come soggetti figure dallo sguardo assente ma magnetico, la cura al dettaglio è molto attenta, i colori sono calibrati e in armonia tra loro, la composizione mira alla perfezione e alla ricerca estetica.
Per quanto riguarda la selezione, accuratissima, degli oggetti che accompagnano i suoi fiori sembra che Passarino abbia tolto la polvere e impreziosito le bottiglie e le brocche di Morandi e opera un sapiente riuso dei materiali di Chardin. Giorgio Morandi è celebre per le sue composizioni di bottiglie, vasi, ciotole che disponeva con cura maniacale, progettando una vera e propria scenografia al fine di ritrarre questi oggetti come puri volumi e forme.
Per quanto riguarda la ritrattistica e la produzione figurativa valgono le medesime considerazioni fatte finora in confronto al Realismo Magico, ma meritano attenzione gli sfondi alle spalle dei soggetti, come in Amleto. Il richiamo è alla sua attività da scenografo, abbiamo infatti delle quinte che aggiungono teatralità alle composizioni. Questo uso si riaggancia alla tradizione artistica, infatti già dalla Madonna Sistina di Raffaello, e a seguire con Caravaggio, viene utilizzato il tessuto come quinta teatrale per incorniciare e conferire rilievo alla scena rappresentata in primo piano.
Oltre all’aspetto puramente visivo, è interessante soffermarsi sugli elementi ricorrenti nelle opere di Passarino, in particolare andando ad analizzare la dimensione simbologica e mitologica. Tra gli elementi ricorrenti incontriamo in primis l’uovo, che compare in molte composizioni, principalmente sotto due aspetti: riccamente decorato oppure semplice. Nel primo, le uova Fabergé, create dal gioielliere Peter Carl Fabergé, a partire dal 1885, per gli zar. Le uova erano ideate ogni anno dal gioielliere e dal suo atelier e contenevano una sorpresa sempre diversa. Nel secondo caso, quando ci troviamo ad osservare un uovo classico, possiamo riscontrare molte interpretazioni. A partire dalla tradizione cristologica, l’uovo è simbolo di rinascita, purezza ed è legato al tema della resurrezione, accostare questo significato alla caducità dei fiori crea una frizione interessante.
Un fiore molto presente negli still life di Passarino è la rosa, che può assumere significati eterogenei, ma è calzante ricollegarlo alla figura di Venere e quindi all’intera femminilità, mentre una dicotomia
su cui vorrei soffermarmi è quella di preda e predatore, che vediamo dispiegarsi in Amleto e in Sunset. Da un lato abbiamo un gatto, che sembra quasi distratto e assente; dall’altro una lucertola e un uccellino. Il felino può quindi essere identificato come un memento mori, ma è anche complice dell’uomo, sta al suo fianco, facendoci riflettere sull’accettazione della fine a cui tutte le creature viventi sono destinate, e Amleto ce lo ricorda ancora meglio mostrandoci sullo schermo del suo tablet un teschio.
La grande maestria di Passarino è ben comprensibile dalla sua produzione artistica ed è strettamente legata al suo bagaglio di esperienze, sia professionali che personali.
I fiori in particolare le rose sono le sue modelle, ma sono anche tutto ciò che esse rappresentano, il passato che incarnano e il simbolismo a cui fanno l’occhiolino.
Le sinfonie floreali sono dei microcosmi in cui l’artista cristallizza le tematiche più profonde e intime che da sempre attanagliano l’animo umano: in particolar modo la caducità della vita e l’eternità, ma anche l’amore e la rinascita. Notiamo che questi temi sono presenti a partire dalla mitologia classica e attraversano il tempo e la storia dell’arte, ma Passarino va oltre, attualizzandoli e celandoli dietro alle sue composizioni di bellezza tattile.
Ilaria Garofano